Diversamente abili?

Questa sera ho partecipato ad una cena speciale.
Una cena organizzata da ragazzi che il mondo chiama in vari modi molto poco gentili e, in generale, diversamente abili e dalle loro famiglie.
Una cena per quaranta persone in tutto dove, venendo da fuori si sentivano solo le risate delle persone.
Ho visto ragazzi tutti vestiti bene, con il cravattino, impegnarsi come nessuno per essere bravi ed all’altezza del “lavoro” che stavano facendo.
Ho ricevuto tanti abbraci e baci sulle guance e tanti sorrisi arrivati solo per il piacere di un sorriso ed un contatto.
Ho visto genitori orgogliosi guardarli con occhi orgogliosi e sempre preoccupati, preoccupati per un futuro che è difficile già per chi viene considerato “normale”, figuriamoci per i loro ragazzi.
Ho visto e parlato con genitori che stanno cercando di creare un futuro sicuro, un posto scuro dove lasciare i propri figli un giorno che non ci saranno loro a proteggerli.
Ho conosciuto persone coraggiose molto molto coraggiose nella loro assoluta normalità, parola secondo me troppo disprezzata per andare alla ricerca sempre di qualcosa che sia di più della normalità.
Una cena preziosa per il cuore e l’anima ed una domanda forte: chi erano i diversamente abili, noi o loro?
E la risposta non penso sia così scontata.

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