Non basta.

Va bene, l’anno scorso abbiamo accertato che fondamentelmente non ho bisogno di appoggiarmi a nessuno per superare periodi parecchio complessi.
Va bene, l’anno scorso abbiamo accertato che “sto bene” anche da sola e vedo le cose per come sono.
Va bene, l’anno scorso abbiamo accertato che so fronteggiare le emergenze con una buona dose di freddezza.

L’anno scorso.
Adesso basta.
Comincio a rompermi anche le scatole, quest’anno vorrei dedicarmi un pò al lavoro, alla mia vita, costruirmi una vita…giusto così….
Quindi per piacere, ora farò tutto quello che devo fare, sarà stressante e lungo perchè tra una cosa e l’altra passerà un mese.
Ma poi, basta…ok?

In queste sera abbracciare il cuscino a fianco a me, non basta.
Non è abbastanza, non sostituisce la sensazione di un abbraccio ricambiato.
Il sorriso d qualcuno che ti vuole distrarre in queste sere silenziose, perchè si, in queste sere mi sento fottutamente sola.
Non basta.

Ma poi basta…ok?

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Diversamente abili?

Questa sera ho partecipato ad una cena speciale.
Una cena organizzata da ragazzi che il mondo chiama in vari modi molto poco gentili e, in generale, diversamente abili e dalle loro famiglie.
Una cena per quaranta persone in tutto dove, venendo da fuori si sentivano solo le risate delle persone.
Ho visto ragazzi tutti vestiti bene, con il cravattino, impegnarsi come nessuno per essere bravi ed all’altezza del “lavoro” che stavano facendo.
Ho ricevuto tanti abbraci e baci sulle guance e tanti sorrisi arrivati solo per il piacere di un sorriso ed un contatto.
Ho visto genitori orgogliosi guardarli con occhi orgogliosi e sempre preoccupati, preoccupati per un futuro che è difficile già per chi viene considerato “normale”, figuriamoci per i loro ragazzi.
Ho visto e parlato con genitori che stanno cercando di creare un futuro sicuro, un posto scuro dove lasciare i propri figli un giorno che non ci saranno loro a proteggerli.
Ho conosciuto persone coraggiose molto molto coraggiose nella loro assoluta normalità, parola secondo me troppo disprezzata per andare alla ricerca sempre di qualcosa che sia di più della normalità.
Una cena preziosa per il cuore e l’anima ed una domanda forte: chi erano i diversamente abili, noi o loro?
E la risposta non penso sia così scontata.

A place for me in your heart…

Sto raccontanto di vita in comune, di cose romantiche…quindi sono sere un pò…così…esce il mio lato profondo, le mie emozioni profonde e capita, che non sempre sia così pronta a fronteggiarle e diventi un pò malinconica…sopportatemi ancora per qualche giorno, poi passa…giuro!

Lei è una ragazza dolce, non è una rivoluzionaria!
E se magari lo è?

E se lo sono?

…I’ll return and fill that space in your heart…your touch, your kiss, your warm embrace..I’ll find my way back to you…

Questa sera ho ascoltato il concerto di Adele ma, la canzone di questa sera per me è stata “The promise” di Tracy Chapman.
Mi ha permesso di entrare nel profondo del mio cuore, della mia anima e credo, di scrivere parti di me importanti anche se attraverso i personaggi di una storia.
In questi giorni sto facendo km su km a piedi, nel freddo assoluto della pianura padana, con gli alberi coperti di galaverna che a tratti vola giù e sembra che nevichi.
Un tempo sospeso che nello stesso tempo ti rende chiarissimi i momenti di svolta della tua vita, talmente chiari da riviverli secondo per secondo e, appunto, allo stesso tempo, ti libera completamente la testa da tutte le seghe mentali che arrivano spostandole su quello che stai creando, scrivendo, tutti i giorni.
Una storia che ormai ha una vita sua creata da me, dove dentro ci sono tutta io. Una storia che so che in ogni caso cambierà la mia vita.
Sono contenta di quello che ho scritto questa sera, molto.
“The promise”, nel mio piccolo metro di giudizio, ci sono poche canzoni con un testo così bello.
Notte…

200 pagine.

Il caldo del forno che si sta piano piano raffreddando arriva ancora sulla mia pelle, tutto silenzioso in una giornata parecchio strana.
Una giornata dove sono riuscita a perdere un guanto in casa, in due metri quadrati. Dove sono riuscita a lasciare le chiavi di casa nella serratura di casa mia, dopo naturalmente aver accuratamente chiuso a tripla mandata, tutto il giorno con anche il cancello aperto.
No, non sono desiderata…si, sono imbranata ma anche parecchio.
La fuori questa sera una nebbia fitta fitta e qua accanto a me, la stampa del 90% del mio ultimo racconto.
Qua, nero su bianco, pronta per essere riletta e corretta.
Oh, non credo di trovare le parole per spiegarvi quanta soddisfazione provo a vedere quelle pagine tutte ordinate e rilegate. Quanto non vedo l’ora di completare quel 10% che manca e che è già dentro di me, nella mia testa ed in parte già scritto.
In toscana si dice “avere furia!“, ecco io in questo momento ho fretta, furia, di finirlo, di chiuderlo, di vedere la copertina che ho chiesto ad un’amica di provare a disegnarmi, un disegno a matita, bianco e nero, un’idea ben precisa di quello che voglio e la consapevolezza dei mie limiti.
Ho fretta, fretta di vederlo tutto insieme, di perdermi tra qualche minuto tra le sue pagine senza pensare che sono uscite da me ma solo, con la curiosità di vedere se scorre, se mi piace, se è qualcosa che io leggerei con la stessa curiosità con la quale leggo i libri che mi attirano istintivamente.
Fretta, furia, di questo presente.

Ci manca qualcuno che la sera, mentre i cancelli del parco stanno per chiudersi, ci afferri con forza premurosa per un braccio e ci accompagni dentro, sotto gli alberi neri e le pozze di luce dei lampioni? (“D” di repubblica di oggi)

Mi piace…

…alzarmi, vedere il cielo blu, tutto il giardino bianco e sapere che posso tornare ancora per qualche minuto sotto il piumone caldo tutta abbraciata al mio cuscino con la certezza (oh almeno voglio provare a crederci a questa cosa!) che prima o poi, farò il koala abbracciata ad una persona speciale per cui sarò speciale.
…andare a casa di mia mamma e trovare la mia cagnolona che nonostante la stanchezza ancora cerca di passarmi in mezzo alle gambe scodinzolando, per farsi fare le carezze sotto la pancia.
…ridere al telefono di modelle da non presentare!
…portare la macchina a cambiare le gomme e scambiare due risate con quattro ragazzi che non ho mai visto, in maniera pulita e semplice.
…andare a trovare un vecchio fornitore che, è diventata un’amica e che è un piacere rivedere sempre ed è un piacere sapere che a lei fa piacere vedermi.
…fermarmi dal mio pizzaiolo di fiducia e chiedergli se mi fa una pizza cruda perchè non so a che ora potrò cenare e, percepire che è contento di darmi una mano tra una chiacchiera e l’altra perchè, si scopre sempre qualcosa di bello nelle persone e nelle loro esperienze, basta aver voglia di ascoltare.
…scoprire ancora una volta, un uomo che è un “uomo”, degno di tale nome per la vita che ha vissuto, per quello che fa, per quello che sta affrontando, per come protegge chi ama.

Ecco queste sono le cose che mi piacciono in una giornata più o meno incasinata come spesso sono le mie ultimamente, queste sono le cose che mi fanno arrivare alle dieci di sera, seduta sul mio divano con il sorriso.