Un anno è passato.

Ho sempre creduto di non saper raccontare balle. Non prendiamola per una qualità. Solo pensavo fosse così. Bè, se lo è mai stato, adesso non lo è più: con mio padre ho imparato bene.” Il rumore dei baci a vuoto – Ligabue

Un anno fa, erano esattamente due giorni che praticamente vivevo in ospedale in attesa di una risposta che si sarebbe fatta attendere per altri diciotto giorni. Non dormivo, mi alzavo prestissimo per dare il cambio a chi era su, avevo una paura folle a fare le notti, ero per una settimana ufficialmente in “malattia” dal lavoro. Tornavo alle nove di sera, mi occupavo di cane e gatto, mangiavo quello che capitava e mi sedevo sola sul divano spaventata a morte da cosa avrebbero potuto dirmi i medici.
Poi c’è stato un mese di ospedale nel reparto di emergenza, il ritorno con la convalescenza, due mie quasi traslochi per occuparmi di tutto, nessun giorno di pausa, il lavoro, il non stipendio da elemosinare e i modi da trovare per arrivare comunque a coprire tutto.
C’è stata la decisione di farmi licenziare, un agosto molto complicato. Notti immense che non finivano più e la consapevolezza che in ogni caso dovevo sempre essere quella “forte” che copriva tutto e risolveva.
Il licenziamento, la lotta per riuscire ad avere quello che mi spettava, i contributi non pagati, la disoccupazione in ritardo, mia mamma che fino a fine ottobre non è stata dichiarata fuori pericolo, persone che sono entrate ed uscite dalla mia vita in un ritmo assurdo, un ago aspirato un mese fa circa, il lavoro che in ogni caso non c’è o non si trova o si trova molto molto precario e non sufficiente ad oggi, la disoccupazione che finirà tra un mese.
Direi che non mi sono fatta mancare niente in quest’ultimo anno…però tra attacchi di panico, tra paure immense, tra solitudine davvero grande a volte (non si può rompere sempre e non è proprio nel mio carattere chiedere), sono ancora qua, acciaccata, ancora sola spesso ma, sono ancora in piedi, ogni tanto come questa sera con una volgia di abbracci e coccole da togliere il fiato e che un pò mi fa venire da piangere ma, va bene, non mi vede nessuno! Ma sono in piedi, ho i miei sogni, i miei progetti, la voglia e sicurezza che in ogni caso domani sarà meglio di oggi…anche se non so se sarà vero ma, voglio crederci.
Voglio crederci, alzare il volume a tutto volume e cantare…”Siamo della stessa pasta bionda, non la bevo sai…ce l’hai scritto che la vita non ti viene come vuoi ma, è la tua e per me è speciale…e se hai voglia di ballare uno qui ce l’hai…balliamo sul mondo!

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